SCONTRI NELLE CITTA’. SI AL DIRITTO DI MANIFESTAZIONE, NO ALLE VIOLENZE.

Si al diritto di manifestazione ma stop alla guerriglia urbana. No all’utilizzo della piazza e delle manifestazioni per delinquere; sono queste le dichiarazioni del Segretario ADP sentite le Segreterie Provinciali.

A pagare il conto oltre ai commercianti che hanno visto distrutti i propri locali anche i Poliziotti feriti durante gli scontri a Milano, Torino, Roma e Bologna  che sono finiti al Pronto Soccorso con contusioni, fratture e ustioni da ordigni artigianali per difendere le nostre città.

Una parte dei manifestanti, che nulla hanno a che vedere con le reali motivazioni della piazza, giunge con caschi, mazze, bottiglie, bombe carta e l’obiettivo dichiarato di sfondare i cordoni e saccheggiare tutto ciò che trovano lungo il percorso.

A Milano, in via Torino e in zona Duomo, agenti del Reparto Mobile colpiti a freddo mentre cercavano di impedire il saccheggio di negozi. A Torino, in corso Giulio Cesare e davanti alla stazione, poliziotti aggrediti mentre proteggevano edicole, fermate del tram e cittadini rimasti bloccati. Non erano in assetto di guerra per provocare. Erano in assetto di protezione perché sapevano già cosa sarebbe successo: la solita regia dei delinquenti.

Oggi a Milano e Torino, come in tutte le città ferite in questi giorni, la solidarietà non può essere a corrente alternata. Se difendiamo la libertà di manifestare, dobbiamo difendere con più forza chi quella libertà la rende possibile, con il proprio corpo, rimanendo in mezzo tra il caos e le persone.

Ci domandiamo se senza quei cordoni di agenti, a Milano ci sarebbe stata la devastazione totale del centro. Senza le cariche di alleggerimento a Torino, ci sarebbero stati cittadini aggrediti perché colpevoli di passare di lì. Ogni vetrina salvata, ogni metro blindato, ogni autobus deviato è stato garantito da chi ha preso la pietra al posto nostro.

Le nuove sfide per la Polizia di Stato non sono solo droni e intelligenza artificiale. Sono resistere a un clima d’odio sistematico dove aggredire un poliziotto è diventato un gesto “politico” da rivendicare sui social, dove ogni arresto diventa “repressione” e ogni ferito in divisa diventa un numero da nascondere.

Concludiamo ribadendo che il diritto a manifestare è garantito dalla Costituzione ma non certamente il crimine violento cui andrebbero addebitati economicamente i danni causati oltre ad un immediato processo per direttissima.

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