CASO RAMY: RAFFICA DI COMMENTI INOPPORTUNI

MILANO: SUL CASO RAMY, RAFFICHE DI COMMENTI INOPPORTUNI

 

Massima solidarietà ai lavoratori della sicurezza da parte di ADP (Autonomi di Polizia), a Poliziotti e Carabinieri che ogni giorno rischiano la propria vita, compromettendo anche la serenità economica familiare, effettuando il servizio di controllo del territorio, in presenza di normative caotiche, imprecise e che troppo spesso riflettono uno stato confusionale e di “interpretabilità” che rende il mestiere di operatori estremamente pericoloso, soprattutto per chi lo svolge con spirito di servizio e abnegazione, al servizio dello stato.

Ci rivolgiamo a TUTTI coloro che, seduti dietro una scrivania, riescono a fare i professori, pontificare nel bene e nel male su situazioni nelle quali ognuno può dire la sua, ma non sicuramente in questo momento, in cui è in corso un accertamento da parte della magistratura sull’operato e sugli accadimenti di pochi giorni or sono. Riteniamo che osservare il più rigoroso silenzio sia la via migliore per rispettare il lavoro della magistratura e degli esperti, evitando così non solo inopportune uscite, da chiunque provengano, ma anche poco sensate risposte che diminuiscono il valore dello Stato e la sua attività di accertamento attraverso gli organi deputati a questo. Lo stato non è qualcosa che possiamo invocare a nostro piacimento, esso compie la propria attività attraverso i suoi organi, quindi anche attraverso gli organi di polizia e se c’è stato un errore o meno, deve essere valutato da chi è deputato a farlo, in questo caso la magistratura.

Occorrerebbe in questi casi, essere meno ammalati di protagonismo e di eccesso di personalismo, per rendere evidente il valore dello stato di cui siamo parte. Dobbiamo, in primis, avere fiducia in chi svolge dei compiti per lo stato stesso. Se invece, chi ne fa parte evoca dubbi, ipotesi, prima ancora di qualsiasi accertamento sui fatti, sbaglia due volte, allo stesso modo di chi risponde, perché evoca fantasmi che possono essere inesistenti e mina la fiducia popolare nelle istituzioni, in caso pervengano a conclusioni diverse sulla base dei fatti reali e non delle chiacchiere da bar, chiunque le abbia fatte.

Siamo certamente affranti per la morte di un giovane ragazzo ma, quali sono le responsabilità del conducente del motociclo che non si è fermato all’alt dei Carabinieri ed ha guidato all’impazzata con manovre azzardate, culminate poi con la morte del passeggero? Quanto, il non poter impostare la curva a sx a quella velocità, trovandosi la carreggiata dritta chiusa, ha influito sull’epilogo della vicenda? La rilevazione della targa del mezzo, per alcuni poco “esperti”, avrebbe permesso di individuare gli autori dei reati commessi? Le domande, queste come quelle assai più pertinenti, se le porranno le autorità a cui è affidato il caso.

Siamo certamente convinti che la Magistratura farà chiarezza su questa triste vicenda.

 

 

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